Col
popolarismo è stato promosso in Italia nel secondo dopoguerra
un modello alternativo di modernizzazione e di industrializzazione
non più di tipo autarchico e protezionistico (basato sul
sostegno dello Stato e sull’economia di guerra) ma di tipo
liberistico ed aperto alla concorrenza internazionale, non circoscritto
a ceti medio-alto borghesi, né concentrato solo in alcune “isole” geografiche
o grandi industrie, ma diffuso sull’intero territorio nazionale
e promosso da ceti popolari medio-bassi. In tal modo dopo il 1945
le vittime economiche e sociali della prima industrializzazione
sono diventate protagoniste ed artefici della vera grande industrializzazione
italiana, quella che ha consentito ad un paese come il nostro,
povero di materie prime e di capitali, e ricco soltanto di braccia
da impiegare e di bocche da sfamare, di conquistare in pochi lustri
i primi posti nella gerarchia mondiale dei paesi più industrializzati. |