Per una storia dell’editoria in Puglia. Non trovo parole più efficaci per delineare in modo sintetico il senso dell’ultima opera di Renato Russo su Valdemaro Vecchi che lo storico tranese Benedetto Ronchi definì “pioniere dell’editoria e della cultura in Puglia” come si legge nel sottotitolo del volume a lui dedicato, nel 1979. Il sottotitolo completo del libro di Russo parla di “ricordo del grande tipografo-editore a cento anni dalla morte (1906-2006)”.
Tre citazioni, che introducono alla lettura del volume, delineano questo tipografo-editore che quasi suonano come avvertimento al lettore. L’autorevolezza di firme come quelle di Benedetto Croce, Eugenio Garin e Tommaso Fiore, che precedono una lunga citazione di Ronchi, esprimono lusinghieri giudizi sul Vecchi e dicono immediatamente la sua autorevolezza in campo tipografico - editoriale e culturale.
Scrive Benedetto Croce, che definì il Vecchi tipografo-artista: Valdemaro Vecchi ha compiuto una vera opera di cultura e di educazione artistica in questa Italia meridionale e merita di essere noto agli Italiani - oggi che è morto - assai più che non sia stato durante la sua vita laboriosa. Onore alla sua memoria e che la sua opera gli sopravviva.
Scrive Eugenio Garin: Precursore dei tempi moderni, pioniere dell’editoria pugliese, instaurando una scuola e una tradizione tipografica di alto livello, contribuì alla promozione, al rinnovamento e allo sviluppo della cultura meridionale.
Tommaso Fiore, afferma che il Vecchi considerò la stampa come veicolo di promozione sociale e di crescita civile e culturale in un contesto dagli orizzonti
sempre più ampi, da Barletta a Trani, fino a raggiungere la Puglia e di qui espandersi sull’intero Mezzogiorno, per risalire verso il Nord dal quale era disceso tanti anni prima in cerca di fortuna.
Chi era dunque questo primo grande tipografo pugliese che, nella seconda metà dell’Ottocento, diede una svolta alla nostra editoria instaurando una scuola e una tradizione in Puglia e che Michele Dell’Aquila, suo grande estimatore, presenta come un emigrato dal Nord al Sud in cerca di fortuna?
Valdemaro Vecchi nacque a Fidenza (Borgo S. Donnino) in provincia di Parma il 5 ottobre 1840.
Suo padre Giuseppe, uomo molto colto, aveva fondato una tipografia che dovette chiudere nel 1853 per un grave dissesto finanziario. II piccolo Valdemaro, che aveva avuto un’infanzia felice, a tredici anni dovette abbandonare gli studi e, per contribuire a mantenere la famiglia, cercare un lavoro pur non abbandonando la propria formazione culturale che lo portò a coltivare la passione per il giornalismo. A quindici anni si trasferì a Milano dove
trovò lavoro nella rinomata tipografia Guglielmini; qui fu molto apprezzato e, in poco tempo, passò dalle mansioni di “compositore” a quelle di “proto”.
Nel 1859 tornò a Parma dove svolse con entusiasmo l’attività giornalistica, un’esperienza che lo segnerà dal punto di vista culturale. Tre anni dopo, nel 1862, si trasferì ad Alessandria ove era stato chiamato a dirigere una tipografia. Qui, nel 1864, sposò Luisa Penna che fu la compagna della sua vita. Nello stesso anno acquistò ad Alessandria una piccola tipografia che condusse con competenza e zelo fino a quando, nel 1868, si trasferì a Barletta, consigliato dall’amico Giuseppe Onesti, direttore delle Scuole Municipali di Barletta che gli prospettò buone prospettive di guadagno oltre a un possibile aiuto da parte del Comune. Vecchi giunse a Barletta il 28 dicembre 1868.
Qui occupò l’antico Convento di San Domenico datogli dal Comune in comodato gratuito per cinque anni. In quei locali impiantò i torchi della nuova tipografia che fu denominata “Tipografia Municipale V. Vecchi e Soci”.
Quelli di Barletta furono undici anni fecondi con l’avvio di quella straordinaria attività che Russo definisce “le premesse di una grande impresa” presupposto di quella successiva di Trani definita “la stagione della grande editoria”.
A febbraio 1871 Vecchi fondò il primo giornale di Barletta denominandolo “Il Circondario di Barletta”, periodico settimanale indipendente e di principi liberali moderati. Convinto assertore della funzione della stampa come libera palestra di idee, in cui dibattere pubblicamente i problemi della vita sociale ed amministrativa della città, diresse la pubblicazione con onestà e massimo rispetto per quanti non condividevano l’orientamento politico - amministrativo della pubblicazione, anche se le cronache mostrano l’insofferenza degli avversari alle critiche e alla discussione pubblica dei temi trattati evidenziando la scarsa maturità di un ambiente sociale non abituato a dibattere le idee in un gioco
democratico.
La morte del suo unico piccolo figlio Tommaso nel 1879, lo induce a trasferire la propria attività da Barletta a Trani dove, nel 1880, nei locali di Palazzo Sarri in Via Cavour, aprì la “Tipografia Valdemaro Vecchi e C.”. Il suo stabilimento tipografico barlettano fu lasciato a Gennaro Dellisanti, con il quale continuò a stampare in società per altri nove anni. La stagione tranese “della grande editoria”, aiutata dalla presenza a Trani della Corte D’Appello delle Puglie che - fa notare Russo - era la terza per importanza in Italia dopo quelle di Napoli e Palermo, precedendo quelle di Roma, Torino e Catanzaro.
La presenza di tale istituzione, soppressa nel 1929 e diventata Corte d’Appello nel 1952, era per Trani fonte di vivacità culturale e centro di studi giuridici ai quali “la tipografia-editrice Vecchi diede il suo fondamentale apporto con alcune delle sue riviste più significative” la cui produzione fu fonte di lavoro costante per lo stabilimento tipografico che contava 35 operai. Vecchi contribuì così anche allo sviluppo dell’arte tipografica e dell’editoria tanto che “sul finire degli anni Ottanta registriamo a Trani l’esistenza di ben cinque tipografie, mentre altre ne sorsero in provincia di Bari”. Un bel risultato se si tiene conto che, in quel momento storico, esistevano solo piccole tipografie operanti a Bari, Trani e nell’intera provincia le cui condizioni vengono definite rudimentali oltre che tenute da gente incompetente, come ebbe a lamentarsi lo stesso Vecchi in alcuni suoi scritti.
Per qualche anno Valdemaro Vecchi aprì due tipografie, a S. Severo e a Giovinazzo, presso il regio Ospizio Vittorio Emanuele la cui presidenza volle una tipografia insieme alle scuole di vari mestieri in cui avviare i 300 orfani ospiti. A causa di tale nuovo impegno Vecchi, nel 1882, si fece affiancare dal giovane Giuseppe Pietrarota nello stabilimento tipografico di Trani. Se l’esperienza di Giovinazzo durò sette anni, il sodalizio con Pietrarota andrà oltre la morte improvvisa che colse il tipografo-editore nella sua casa di Trani l’8 febbraio 1906. Pietrarota, infatti, che fu al fianco di Vecchi per 26 anni, dopo la sua morte seppe continuare la sua opera con competenza e zelo facendo onore così a quello che, senza dubbio, fu il suo maestro.
Le opere del Vecchi, ancora oggi punto di riferimento per l’arte tipografica ed editoriale, sono presenti nelle biblioteche più prestigiose come quelle del Senato della Repubblica Italiana e del Vaticano oltre che nelle maggiori biblioteche italiane ed estere.
Pubblicò opere di Croce, Gentile, Spaventa, Labriola, Beltrani, Protomastro, Nitti de Rossi, Carabellese e di tanti altri tanto che qualcuno le riassume nell’espressione “scuderia Vecchi”.
Sue sono le opere come Il Codice Diplomatico barese, La Rassegna Pugliese, la Rivista di Giureprudenza, Napoli Nobilissima oltre a numerose riviste ed opere fatte stampare da lui e i cui autori ebbero successo di critica, insieme a quelli facenti parte della “scuderia Vecchi”. Tra i periodici va citata
La Nuova Parola, rivista mensile dedicata ai nuovi ideali nell’arte, nella scienza, nella vita, ma, soprattutto, va ricordato l’ultimo periodico pubblicato dal Vecchi: Critica, rivista di letteratura, storia e filosofia, fondata e diretta da Benedetto Croce, stampata anch’essa a Trani, anche dopo la morte del Vecchi.
Sull’incontro di Valdemaro Vecchi con Benedetto Croce e, successivamente, con Giovanni Laterza, basta qui riferirsi a quanto Russo scrive nell’introduzione rimandando ad alcuni documenti e testimonianze da lui riportate nella parte speciale del volume dedicata agli Approfondimenti e Appendici.
Così scrive Renato Russo:
“[…] comparve sul suo orizzonte l’irrompente talento del grande filosofo abruzzese Benedetto Croce che avrebbe voluto formarsi un editore tutto per sé, non solo per stampare le “sue” opere, ma anche per impostare un grandioso progetto di svecchiamento della cultura italiana, il che avrebbe significato orientare l’intera produzione libraria del Vecchi. Ma il Vecchi, che a fatica sopportava il peso economico di trentacinque tipografi, già affermato e quindi impegnato con cento iniziative intraprese, su questa strada non poteva seguirlo. E allora il Croce scoprì e forgiò il giovane Giovanni Laterza col quale delineò un programma di tempi lunghi, anche lui un ventottenne agli esordi come il Vecchi quando era sceso alla stazione di Barletta, anche lui pieno di appassionata voglia di fare. E fra il Vecchi e il Laterza si creò allora, in quegli anni, come un ponte, unito e cementato dalla inesauribile produzione del Croce, a iniziare dalla pubblicazione dell’Estetica, che svelerà al mondo la nascita di un grande pensatore italiano. Stampata da Vecchi, l’Estetica recherà l’inconfondibile marchio editoriale di Casa Laterza. Un binomio che reggerà oltre la scomparsa del Vecchi, il quale stampava i libri del Croce, e Laterza li editava e li diffondeva su tutto il territorio nazionale”.
Questo settentrionale naturalizzato pugliese si presenta come barlettano di adozione, tranese radicato e promotore di cultura nella Puglia fra fine Ottocento e inizi Novecento, tanto che, dopo la sua morte, il 9 febbraio 1906, il sindaco del Comune di Bari comm. Paolo Lembo, durante una seduta del Consiglio Comunale, commemorando la sua figura durante una seduta, raccolse l’invito dell’assemblea, in accordo con quella provinciale, di conferire al Vecchi - definito “il principe degli editori italiani” - la cittadinanza onoraria pugliese, così come è stato ricordato il primo giugno scorso nella stessa aula consiliare barese presentando il volume di Russo. Il verbale della seduta del Consiglio Comunale di Bari, pubblicato da Russo a p. 250, si chiude con le condoglianze al Comune di Trani e, per suo tramite, alla famiglia. Nota Russo, nella stessa pagina, che l’assemblea tranese “non espresse rincrescimento per quella perdita, ma si limitò a prendere atto… del dolore dei colleghi baresi!”.5 Di ben diverso tenore il necrologio del Buon Senso ma è utile ricordare come gli operai della tipografia per “attestare la nostra gratitudine e la buona memoria in suo omaggio” chiesero a Giovanni Beltrani di commemorarne la figura.
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