La sollecitazione concettuale che sceglie la Pietra quale chiave di lettura dei paesaggi culturali e possibile perno della costruzione della città futura, delineata da Tommaso Martimucci e sperimentata insieme a Kei Nakamura nelle sue piccole sculture dall’organicismo orientale, allusive ad antichi assetti urbani e architetture arcaiche della Puglia, mi ha spinta a individuare - per CASA FUTURA PIETRA - luoghi con caratteristiche tipiche del territorio locale ma estensibili a un qualsiasi “altrove”.
Quindi, a farli interpretare con ogni dispositivo artistico - sonoro, cromatico, scultoreo, architettonico – e da un punto di vista antropologico, urbanistico, sociale, esaltandone le caratteristiche morfologiche e simboliche. Concetti raccontati attraverso opere storiche e progetti di produzione, soprattutto performativi, realizzati in luoghi di suggestione, spazi urbani del presente e aree di interesse archeologico: il Dolmen La Chianca di Bisceglie, eretto nell’età del Bronzo Medio e immerso nella campagna pugliese; la Valle dei Dinosauri di Altamura, dove la Cava Pontrelli è costellata da migliaia di impronte di dinosauri di specie diverse, risalenti al Cretaceo; un antico edificio scolastico e Palazzo Tupputi, nella cittadina costiera di Bisceglie; gli Ipogei Capparelli, complesso cimiteriale, suburbio nella parte sudoccidentale di Manfredonia e bacino di archeologia tardo-antica e altomedievale, limitrofo a Le Basiliche, lì dove il landmark è già segnato dal fortunato incontro tra archeologia e contemporaneo in virtù del maestoso intervento di ricostruzione immaginifica messa in scena da Edoardo Tresoldi.
In CASA FUTURA PIETRA, un ruolo centrale è conferito al suono. Così, emblematicamente, l’avvio è dato - una mattina di novembre al Dolmen di Bisceglie - dall’atmosfera visionaria del Concerto preistorico, intonato con coro e percussioni, sotto la direzione di Alvin Curran; suono atipico è quello incarnato dal rumore dello “strisciare” sul brecciolino nella Valle dei dinosauri, prodotto dell’azione messa in atto con un gruppo di abitanti di Altamura da Filippo Berta, per segnare sul selciato la difficoltà dell’affermazione del singolo nelle relazioni sociali; e, sempre lì, nel riconciliarci con una natura che si fa madre, è risuonata la pietra nell’evocativa scultura monumentale di Vito Maiullari, accompagnato dalla potenza performativa di Luigi Morleo. Tra teatro e resilienza, nasce invece la performance urbana di Sergio Racanati, nella sua Bisceglie.
Giusy Caroppo
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