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La Disfida di Barletta

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La cantina sperimentale di Barletta
Descrizione

La cantina sperimentale

la sua storia per non dimenticare

È insito nel destino umano che, con il passare delle generazioni, la deleteria quanto tirannica azione del tempo determini la caduta nell’oblio di vicende di grande interesse. Il danno conseguente è ovviamente tanto più rimarchevole quanto più prestigiose sono state le attività e le istituzioni ora in rischio di obliterazione.

È questo il caso della Cantina Sperimentale di Barletta, fondata nel lontano 1879 e proficuamente attiva per quasi un secolo. In tale arco temporale questa Istituzione è stata protagonista dello sviluppo della vitivinicoltura nella città di Barletta nonché nell’ambito territoriale appulo-lucano e meridionale, con riflessi positivi anche in ambito nazionale.

Certamente la sua azione benefica ha avuto il suo “acme” a cavallo del 1900 e nel primo sessantennio del secolo, quando il settore vitivinicolo, già fondamentale nell’assetto socio-economico meridionale, a partire dalla metà del 1800, si è avviato verso produzioni enologiche di alto livello qualitativo, e quindi competitive nel mercato nazionale e globale.

La Cantina Sperimentale, come succede in molte attività e istituzioni umane, ha avuto funzioni e apparati che si sono evoluti nel tempo per rendere la propria azione all’altezza delle necessità circostanziali. Poi, al culmine della sua efficienza ed efficacia (a fine anni 1960), ha dovuto subire un colpo burocratico, che ne ha decretato l’immeritata fine.

Le motivazioni e le conseguenze di ciò sono delucidate nella narrativa inerente il presente saggio. Tutta la vicenda ha seguito un andamento comparabile a sinfonie liriche di stampo verdiano, con i loro iniziali e centrali momenti forti, vivaci ed entusiasmanti ma con finali carichi di drammatica sconsolazione.

Nel riprendere il concetto del destino di questo mondo, per fortuna il buon seme, attraverso la sua nascosta maturazione, dà preziosi frutti. Così, nonostante la cancellazione imposta dall’alto, l’istituzione barlettana ha servito egregiamente gli interessi delle comunità appulo-lucane che ora vedono i propri pregiati prodotti enologici apprezzati praticamente in tutto il mondo.

In chiusura di questa mia breve introduzione, come non rivolgere un particolare ringraziamento all’Editrice Rotas e in particolare a Renato Russo che, appassionandosi al lavoro di editing, ha seguito personalmente l’evoluzione della realizzazione della monografia non solo delineandone l’impostazione grafica e arricchendola di un gran numero di fotografie, ma inserendola anche nella collana “Le industrie di Barletta nel Novecento”.

 
 
 

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